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06 giugno 2018
Il 1° giugno taglio del nastro per One InAsset Center: recuperato un edificio dell’Expo 2015

Pasian di Prato (Udine), 1 giugno 2018- Un nuovo, avveniristico quartier generale. Che non soltanto pensa all'utilizzo di spazi consoni per un'importante realtà aziendale, ma guarda anche all'ambiente e alle fonti alternative di energia. Tutto questo è One InAsset Center, la sede che l'impresa friulana, tra i maggiori operatori di telecomunicazioni d’Italia e del Nordest, si appresta a inaugurare. 

 

Oggi, a Pasian di Prato, il taglio ufficiale del nuovo complesso di elementi tecnologici tra i più avanzati. Al suo interno, troveranno spazio i nuovi uffici tecnici, amministrativi e commerciali di InAsset e del Gruppo PA, il polo aggregante di riferimento per il settore dei provider di Servizi IT, del quale anche InAsset e PA ABS fanno parte.

 

La nuova sede strizza l'occhio all'ambiente. Visto che i Datacenter (quello di InAsset è stato appena re-certificato da Uptime Institute come uno dei più sicuri e affidabili al mondo) sono strutture che consumano grandi quantità di energie, l'impresa friulana ha sempre privilegiato le tecnologie che consentono di utilizzare le fonti rinnovabili. Fin dal 2010 ha realizzato i due impianti di free cooling che recuperano l'aria fresca esterna allo scopo di raffreddare i server, e già da otto anni si è munita di impianto fotovoltaico da 150 kWh, che entro il 2018 salirà a 250 kWh di potenza. «Abbiamo utilizzato questo approccio – svela Roberto Cella, amministratore delegato e fondatore di InAsset - anche per il progetto del nuovo One InAsset Center, andando a recuperare una palazzina interamente in legno e vetro realizzata per l'Expo di Milano del 2015. Se non l'avessimo “riscoperta” noi, probabilmente sarebbe rimasta inutilizzata». Il progetto del nuovo complesso ha comportato un ingente sforzo: gli incaricati hanno dovuto smontare la struttura, pulire i materiali e poi rimontare l'edificio, «ma oltre a ottenere, come risultato finale, una struttura bella, moderna e ad altissimo risparmio energetico - evidenzia ancora Cella -, è fonte di grande orgoglio, perché ha permesso di riciclare migliaia di metri cubi di legno evitando il taglio di altri alberi». 

Nel progetto definitivo sono previsti la sala congressi, le meeting room, un ristorante, un hotel, un asilo e anche una palestra per i propri collaboratori. È già stata pianificata, infatti, la realizzazione di un secondo lotto, che prevede a regime, ben 12 mila metri quadri dotati di strumenti, mezzi e sistemi di comunicazione multimediali per fornire anche ai propri clienti un servizio di livello sempre più esclusivo e innovativo.

 

One InAsset Center è stato pensato da Roberto Cella come un abilitatore tecnologico, facilitatore di informatizzazione per le imprese che devono stare al passo con i mutamenti della tecnologia, ma che spesso non possono investire in attrezzature e architetture di rete sofisticate. InAsset, contestualmente all’apertura del suo nuovo centro, ha realizzato una struttura di uffici dedicata ai clienti che possano utilizzarla nel caso in cui la propria sede sia stata resa indisponibile a causa di un evento grave (quali, per esempio, incendi o calamità naturali). In questa maniera, i clienti di InAsset potranno usufruire di un servizio di Disaster Recovery sia per la parte dei sistemi informativi, ma anche con la possibilità di far lavorare i propri dipendenti, garantendo così la continuità operativa aziendale anche in caso di eventi sfortunati.

 

Il Polo tecnologico sarà collegato in fibra ottica direttamente con il Datacenter (altra eccellenza di InAsset, premiata a livello internazionale), e le aziende che vorranno utilizzare il palinsesto dei servizi proposti avranno a disposizione un collegamento a Internet con una banda di 1 Gbps utilizzando gli altri Datacenter del gruppo (Bergamo, Milano, Bologna, Padova e Roma) come se fossero in rete locale. «Questo - conclude Cella, senza nascondere il proprio orgoglio - è il brillante risultato che InAsset ha ottenuto realizzando concretamente quello che poteva sembrare semplicemente una visione utopica, dimostrando così il suo consolidamento infrastrutturale non soltanto nel Triveneto, ma anche a livello nazionale».